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Con tutti i posti che ci sono, Paolo Cagnan

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Paolo Cagnan, Con tutti i posti che ci sono..

Cronache semiserie lungo la transiberiana

... proprio un viaggio in treno sulla Transiberiana.? Sembra essere la prosecuzione del sottotitolo lasciato incompleto dall'autore.

Quanti, come me forse l'avranno chiesto all'autore, quanti in realtà tengono segreto questo desiderio e non si scoprono per non sentirsi fare la stessa domanda. Me per primo. Paolo Cagnan, giornalista, affronta con irresistibile voglia di conoscere l'ignoto, pronto a tutto e consapevole che viaggiare in treno sulla Transiberiana non è un viaggio come gli altri. Un po' di sconcerto, ma anche di rigida, che si rivelerà inutile, ricerca dei particolari nei preparativi. Cosa vedere dal finestrino di un treno cullati dallo “sferragliare regolare ed ipnotico”? Quando non è notte lo “sguardo si perde su sterminati boschi di larici e betulle...qualche strada sterrata o asfaltata sommariamente...pozze e acquitrini per il disgelo...poderose sagome di fabbriche e ciminiere oramai in rovina”. E ogni tante, lunghissime ore, una città. Ma è a bordo che la vita ribolle. Viaggiatori e personale dipendente offrono la rappresentazione di una commedia popolare dal vivo. “Una vera Mecca per chi ama il fascino del decadente” e un vero piacere leggere con stile letterario scanzonato. Diventa serietà e analisi giornalistica quando è d'obbligo parlare delle città, “fantasmi della grandeur nucleare sovietica”, o dei luoghi dove i bambini nascevano con due teste e “le madri piangevano chiedendosi il perché e i padri scuotevano la testa rassegnati guardando in direzione del reattore che dava loro da mangiare”. Accorgersi che quando non c'è la lingua a sorreggere il discorso, i gesti la sostituiscono ma spesso i gesti non sono universali e non tutti comprendono quelli italiani. Un viaggio anche nel libro della Storia dove si impara a conoscerne diverse pagine: dall'abbattimento dell'U2 alle 56 vittime del mostro Rostov, dalla frequente presenza dei Gum alla assenza del Melting pot, dove “la macchina del tempo ha avuto un corto circuito creando un confuso presente”. E ancora Akademgodorok la città della scienza un “luogo che mette addosso un senso di autentica malinconia”. Un viaggio nel cambiamento di fuso orario che fa dire all'autore “ hai sonno dormi, hai fame mangia, hai sete bevi”, e alla magia dell'isolamento senza telefonino “c'è un che di gioiosamente primordiale in questa filosofia atemporale.” Sorprendono e mordono le descrizioni del lago Baikal, di Ulan Bator con la delusione che sale tra i pestilenziali fumi, con l'avanzata dei bambini di strada “fantasmi che lottano per la sopravvivenza”. Uno sguardo scanzonato di un turista diverso, forse troppo critico, che dietro la descrizione ironica e divertita nasconde un animo “deluso” nella steppa “solo steppa” o nel “tutto qui”, ma che trova piacevole descrivere, per far conoscere se non proprio per far amare, una Pechino dai forti contrasti e luoghi comuni, punto di arrivo di un viaggio inconsueto e surreale.