Perù, Machu Pichu

Machu Pichu 2 per aforismidiviaggio.it

 

 

 

 

Perù, Machu Pichu

"fra gli atroci meandri delle selve sperdute"

 

 

Altri  ritengono che qui vivesse una parte selezionata della nobiltà inca, quella parte della società da salvare da eventuali attacchi nemici. Certo non potevano immaginare quali nemici.

La valle sacra degli incas è la verde e profonda valle del fiume Urubamba, in quechua, fiume sacro, il cuore agricolo della capitale Cuzco. L’Urubamba era attraversato da ponti di corde sospesi nel vuoto, ammirati anche dai conquistatori spagnoli per l’abilità con cui erano intrecciati e per la lunghezza della gittata. Del più bello di questi ponti sull’Urubamba, tutti ormai crollati, resta un ricordo indelebile nel romanzo breve dello scrittore americano Thornton Wilder Il ponte di San Luis Rey, che inizia con la registrazione della data: venerdì 20 luglio 1714. Sul ponte passavano cinque persone e Wilder ne racconta i possibili destini se non fossero morte, perchè quel crollo fu visto come un ammonimento divino. Machu Pichu é la cartolina che tuttiPeru Machu Pichu-aforismidiviaggio.it hanno visto almeno una volta. Solo quando si entra nell’immagine, si penetra tra le stradine senza vita di una città abbandonata diventata il simbolo di una civiltà eliminata per sempre dalla potenza militare di un’altra civiltà, quella spagnola, venuta dal mare e da un altro continente. Delle case e dei palazzi restano gli scheletri scoperchiati, perchè i tetti di paglia non sono sopravvissuti, ma non sono neppure stati ricostruiti. Machu Pichu è la protagonista principale del poema di Pablo Neruda Il canto Generale, che si rianima nei versi del poeta da cui prende forma tutta la Nazione Inca:

Allora per la scala della terra sono salito,

fra gli atroci meandri delle selve sperdute,

sino a te, Machu Pichu.

Alta città di pietre a scalinata,

dimora degli esseri che il terrestre

non poté celare nelle vesti assonnate.

Se pensate che la città fosse abitata da aristocratici inca, di etnia quechua, questo potrebbe essere un errore. I suoi abitanti non erano di classe regale, ma molto probabilmente religiosa, erano in maggior parte vergini sacre, questo si deduce dalla quantità di ritrovamenti di ossa femminili. La sua posizione arroccata tra due picchi: il Machu Pichu (Picco Vecchio) e Huayna Pichu la celava completamente allo sguardo umano non autorizzato. La suggestiva teoria di Enrique Guzman, vuole che la sua forma ricorderebbe un uccello in volo; la teoria è suffragata dal termine quechua “pichu” che se scritto “pichiu” vorrebbe dire uccello e non vecchio. Altri invece ritengono che qui vivesse una parte selezionata della nobiltà inca, quella parte della società da salvare da eventuali attacchi nemici, certo non potevano immaginare quali nemici. Machu Pichu rimase sconosciuta finchè non fu ritrovata “tra gli atroci meandri delle selve”, in modo casuale solo nel 1911, grazie all’archeologo americano Hiram Bingham che la riportò alla luce dal suo nascondiglio. Anche se si trova a 2430 m, circa 1000 m più in basso di Cuzco, l’accesso è così difficile che anche i tornanti sono talmente ripidi da far pensare d’essere molto più in alto: è la natura di tipo tropicale a non lasciare dubbi Sacsayhuaman per aforismidiviaggio.it 1sulla sua altezza sul livello del mare. La bellezza di questo sito attira così tanti visitatori da metterne in pericolo l’integrità, rendendo difficile la sua conservazione, anche se l’UNESCO l’ha inserita nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità già dal 1983. Addentrandosi nella città si sale la “scalera” della zona agricola, un capolavoro di terrazzamenti così ripidi da sembrare solo un capriccioso disegno di geometrie, è divisa dalla zona urbana con un muro di 400 metri di lunghezza che determina i confini di una città alta ed una bassa. Tutta la città è strutturata in modo che le acque possano defluire verso il basso in modo regolamentato. Le strade cittadine sono scale, perchè, come è noto, gli incas non conoscevano la ruota, se non come simbolo solare, del resto tra queste montagne così appuntite non sarebbe stato facile costruire strade “alla romana”. Il punto più alto del complesso è occupato dal tempio del sole sulla piazza sacra. L’impressione più forte viene dall’Hintiutana un monolito di pietra riservato ad avvenimenti astrologici speciali. sembra di percepirne l’intrinseca sacralità: ci si sente coinvolti e un po’ turbati. Il turismo di massa ha regolato i tempi della visita: s’arriva alle rovine, si visitano con una guida, si va poi all’hotel dove si consuma il pranzo self-service e si risale sul minibus che porta al treno per Cuzco. Solo chi ha deciso di rimanere a dormire all’unico hotel locale, potrà tornare con calma nella città “scomparsa”, avrà la fortuna di ripensare a quante varianti di civiltà esistono sulla faccia della terra e al fascino che sprigionano anche in dipendenza dalla loro posizione geografica. Poi si fermerà, seduto sui ripidi gradini di un luogo incredibile, eppure reale, ad ammirare un tramonto che attraversa in un tempo così rapido, tutti i colori dell’arcobaleno. Sarà questa visione dell’ultima cartolina quella che rimarrà indelebile nella nostra memoria. (Gabriella Pittari)

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