Perù, Ollantaytambo

Perù Ollantaytambo 2Ollantaytambo, l'avamposto di Machu Pichu

 Ollantay era un capo militare che per amore di una fanciulla sfidò l’inca Pachacutec, contrario alla relazione amorosa. Anche a queste latitudini l’amore è un forte movente: Ollantay non ebbe la sua principessa e fu esiliato...

Ollantaytambo si trova a 75 km da Pisac, dove la valle del fiume Urubamba si restringe. S’attraversa un paesaggio in parte coltivato, circondato da imponenti montagne. Ollantaytambo é la località dove si è svolta la battaglia tra l’esercito di Manco Inca, che dopo la caduta di Cuzco aveva organizzato la resistenza, e gli spagnoli che lo incalzavano. Da qui parte anche un famoso percorso a piedi che raggiunge in tre giorni di marcia Machu Pichu ed èPerù Ollantaytambo-30765 anche il luogo di sosta del treno che porta ad Aguas Calientes, ultimo avamposto prima di salire a Machu Pichu. Ollantay era un capo militare che per amore di una fanciulla sfidò l’inca Pachacutec, contrario alla relazione amorosa. Anche a queste latitudini l’amore è un forte movente: Ollantay non ebbe la sua principessa e fu esiliato in questo paese, crocevia di strade che ora porta ancora il suo nome. Delle staffette partivano a piedi da Quito (ora in Equador) e in alcuni giorni “mettevano” il pesce fresco sulla tavola dell’imperatore. I messaggi portati da questi atleti allenati fin da giovanissimi, erano i quipù, una sorta di sofisticato sistema mnemonico fatto con cordicelle colorate e nodi in posizioni chiave. Gli incas tenevano conto di tutto: erano pratici questi sovrani, interessati a sapere le quantità di tutto, anche degli uomini a loro disposizione, (spesso facevano il censimento della popolazione). Le strade erano così larghe che i conquistatori spagnoli potevano percorrerle con otto cavalieri affiancati. Un popolo che non aveva carri e carretti che si spostava solo a piedi o trasportando merci sui loro lama, aveva una rete stradale incredibile ed un servizio postale e informativo assai efficiente. Grandi arterie attraversavano alte montagne, arrivavano al mare e proseguivano fino al Cile. La rete stradale è stata quantizzata in 18 mila km. Molti tambo, luoghi di sosta e depositi di riserve alimentari, erano distribuiti lungo i percorsi ad una distanza di 15/20 km. I tambo erano costruiti in località studiate ad hoc per favorire la conservazione delle derrate alimentari e disponevano di vestiario tra cui gli indispensabili sandali per i corridori. In Perù non c’era la schiavitù, alcuni studiosi hanno pensato ad una specie di socialismo utopico ante litteram. Ma è ora di visitare il tempio del sole di Ollantaytambo grazie al quale il tambo è diventato il più famoso del Perù. Siamo a Perù Ollantaytambo 3circa 3000 mt. e salire, a lato delle terrazze, per quella stretta scala che ci vuole portare in cielo, è per noi molto faticoso. Si pensa con invidia ai portatori degli incas che salivano i picchi “di volata”. Tutte queste terrazze “feriscono” la montagna come dei tagli chirurgici, dritti e regolari. Gli operai tagliavano la pietra e l’utilizzavano per costruire le case e nel percorso inverso portavano la terra per coltivare sulle terrazze. Sulle file i contadini coltivavano il mais, il loro grano, l’alimento principale dei popoli andini, fagioli e patate. Quel tubero che diventerà indispensabile all’occidente. Dall’alto il paesino di Ollantaytambo a fondo valle, è delizioso, sembra creato dalla fantasia di un sognatore. Scendendo, lo si vede affiorare tra le pareti degli edifici una volta sacri al dio Inti. Diverse fonti d’acqua sono incanalate negli antichi alvei costruiti dagli incas; è sorprendente la semplice bellezza delle strutture. Sulla montagna di fronte alle terrazze sono ben visibili i magazzini, piuttosto isolati. Sul vasto piazzale dove sgorgano le fonti, si tenevano le feste alle quali partecipavano gli abitanti del luogo e i contadini dei paesi vicini insieme ai curaca, i grandi signori, i dignitari. Un’altra festa importante si teneva a settembre, era la sitowa, dove tutte insieme le persone convenute si purificavano nelle fonti con rituali collettivi e, dopo il tramonto, quando la luna appariva in cielo, esorcizzavano i malanni e le disgrazie urlando ancora una volta tutti insieme, semplici preghierePerù Ollantaytambo 6 scaramantiche. Tra danze e canti spargevano la pasta di mais, il sanko, sul corpo, sulla soglia di casa, nella dispensa, per cacciare le malattie, la fiacchezza, le carestie. Si sacrificavano i lama più belli e i tessuti più pregiati bruciandoli al dio. Da tutto ciò si deduce anche quanto fosse importante la classe sacerdotale.  Ora noi, per smaltire la fatica della salita al tempio, giriamo senza meta nel paesino che ha conservato la struttura incaica originale, con poche aggiunte spagnole come la plaza de Armas e i tetti di tegole rosse al posto della paglia. S’attraversa il mercatino artigianale. Le vie lastricate sono affiancate da canali di scolo perfettamente allineati. Sulla piazzetta dorme la semplice chiesa che dall’alto spiccava per il suo bianco latte, tra case color ocra. La luce del sole penetra tagliente e incisiva tra le strette vie sulle case di pietra, sui muretti, agavi e aloe. Il patos che sprigiona dagli uomini e dalle cose è accentuato dall’altezza che rende tutto più marcato. Guardiamo con curiosità i volti dalla pelle dorata dei quechua, dei loro bambini che ci seguono discreti, ammiriamo gli abiti con dominanti rosse. I campi coltivati ci riportano alla realtà: gli abitanti di Ollantaytambo sono contadini, ai quali il turismo ha dato solo una piccola possibilità di ampliare i loro guadagni. Il bus rientra a Cuzco, mentre il sole tramonta dietro le lame delle montagne, mettendo a dormire il dio Inti e aprire il cielo alla Luna. Arrivati in città imbuchiamo la nostra cartolina.

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