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Il viaggio, metafora della vita

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Vivere non est necesse, Navigare necesse est. (Plutarco)

 Per Ulisse il viaggio vero non è l’andata, ma il ritorno a casa.

Abramo invece parte per non ritornare.

Un viaggio verso la memoria, all’indietro quello di Ulisse.

Un viaggio verso il futuro, il nuovo che entusiasma, che spaventa quello di Abramo.

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Per percorrere il viaggio della vita memoria e speranza devono tenere insieme.

Per il pastore, l’agricoltore e il cacciatore, il viaggio è la ricerca di un luogo con frutti o animali.

Siamo tutti figli di nomadi.

Per il turista il viaggio è una ricerca di sole e di bellezza.

Per il pellegrino, il profugo, il rifugiato, l’emigrante, il viaggio è ricerca.

Il viaggio è una esperienza di speranza.

La vita è nel movimento.(Aristotele)

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La mia vita non è raccogliere, né arrivare, ma partire ogni giorno e seminare ad ogni stagione. (E. Lives)

La vita umana è la storia di una nascita e di un viaggio. Da vita a vita.

La nascita è un viaggio, il primo dei viaggi. Un uscire alla luce e iniziare a sperimentare libertà e incontri.

Viaggiare è come nascere nuovamente.

Il viaggio ci fa abbandonare un luogo limitato e uscire verso l’illimitato, tagliare anche solo temporaneamente i legami e uscire dal piccolo guscio per entrare nel grande mondo, essere trasformati da qualcosa di nuovo.

Si dice che partire è un po’ come morire, ma io credo che partire è un po’ come nascere.

La vita allora non è arrivare, ma partire ogni giorno, per seminare non per raccogliere.

Dio è il grande viaggiatore, da sempre in cerca dell’uomo, da quando nel giardino dell’Eden, alla brezza della sera, scendeva a conversare con Adamo.

Gesù è il grande camminatore, l’instancabile camminatore che ha camminato fino alla tua porta.

Il frate itinerante, pellegrino di Dio, si fida dell’amore e non porta né bisaccia, ne argento, né pane.

In viaggio porta solo un bagaglio: il cuore.

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I virtuosi camminano, i sapienti corrono, solo gli innamorati volano. (detto medievale)

Nel bagaglio leggero del vero viaggiatore, chi viaggia impara a separare l’essenziale dal superfluo.

Nel viaggio puoi portare tutto, allora impari a distinguere tra necessario e accidentale.

Succede a volte che la nave della nostra esistenza è in mano non al capitano, ma al cuoco di bordo e le informazioni che ci accompagnano nel nostro viaggio sono spesso superflue, secondarie, effimere. Questo accade quando l’uomo viaggiatore si accontenta solo del menù, si accontenta di solo pane e non ha bisogno di sapere dove sta andando, quando arriverà, se la nave è capace di affrontare l’oceano con sicurezza. Il primo passo per viaggiare bene è passare dall’esteriore all’interiore, dal superfluo all’essenziale. Perché la nostra nave non sia in mano al cuoco. ( S. Kierkegaard)

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Tratto da “metafora del viaggio” di Ermes Ronchi