La vita errante, di Guy de Maupassant

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Guy de Maupassant racconta il Mediterraneo con lo sguardo del grande scrittore. Una recensione de La vita errante tra Sicilia, Tunisia e poesia del viaggio.

Ogni giorno veniamo a sapere di qualcuno che decide di cambiare vita per dedicarsi al viaggio. Per alcuni sarà una parentesi, per altri una scelta definitiva. Il viaggio promette una rinascita: cambia lo sguardo prima ancora della destinazione. C'è chi tornerà con qualche fotografia e molti ricordi. C'è chi racconterà le proprie esperienze su un blog o sui social. Qualcuno, magari dopo anni di silenzio, scoprirà che scrivere è un altro modo di continuare il viaggio e darà vita a un libro. Ma soltanto pochi riusciranno a trasformare il racconto in letteratura.

Alcuni, solo alcuni, saranno i veri poeti del viaggio.

Mentre rileggo La vita errante di Guy de Maupassant, mi accorgo che tutto questo era già stato compreso più di un secolo fa.

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È il 1889. A Parigi si inaugura l'Esposizione Universale, ma Maupassant si sente estraneo al clamore delle folle e alla retorica del progresso. Fugge. Sale sul suo battello e prende il mare verso sud, «con ali di seta argentate spiegate nel firmamento azzurro». Da quel momento il viaggio diventa un dialogo continuo con se stesso.

Il silenzio del mare gli restituisce lucidità. I paesaggi non sono semplicemente descritti: vengono vissuti attraverso tutti i sensi. Ogni approdo diventa un'emozione, ogni orizzonte una riflessione, ogni luce una pagina di poesia.

Le sue parole scorrono leggere come la brezza che accompagna la navigazione. Savona, Genova e Portofino sono «un rosario di città, uno sgranarsi di case costruite sulla spiaggia»; il mare diventa improvvisamente così bianco da sembrare coperto da un lenzuolo sul quale riposano le barche dei pescatori. Firenze e Pisa lo travolgono con il loro «delirio artistico», mentre la Sicilia lo conquista definitivamente. L'isola gli appare come una donna bellissima, desiderata e contesa, capace di far perdere il cuore a chiunque la incontri.

La salita all'Etna, la Cappella Palatina e il Duomo di Monreale diventano esperienze quasi mistiche. Ammira quella luce che sembra nascere dalle pareti dorate, trasformando mosaici e navate in visioni sospese.

 Nella splendida traduzione di Graziella Martina non c'è mai una pausa nell'intensità del racconto. Maupassant osserva tutto con curiosità inesauribile: monumenti, paesaggi, incontri, civiltà antiche. Ogni particolare diventa occasione di stupore.

Segesta e Agrigento sono per lui l'«eterna dimora degli dei», luoghi che invitano quasi a inginocchiarsi davanti alla grandezza del passato. Taormina contiene «tutto ciò che sulla terra sembra fatto per sedurre gli occhi, la mente e l'immaginazione».

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Il viaggio continua verso Tunisi, dove «una varietà di colori» inebria lo sguardo e una semplice passeggiata si trasforma in «una lunga carezza per gli occhi».

Infine arriva l'Africa più profonda. La traversata verso Kairouan assume il sapore dell'avventura e dell'incontro con tradizioni, simboli e spiritualità lontane dall'Europa. È un viaggio che diventa anche scoperta dell'altro.

L'ultima tappa è Sousse. Sotto la luce della luna la città gli appare come «una spuma d'argento che rotola verso il mare», un'immagine che appartiene più al sogno che alla cronaca.

È in pagine come queste che si comprende la differenza tra chi racconta un itinerario e chi riesce a trasformarlo in letteratura.

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Rileggere oggi La vita errante significa ricordare che il vero viaggio non consiste soltanto nello spostarsi da un luogo all'altro, ma nel trovare parole capaci di restituire al lettore lo stupore della scoperta. Se amate i libri che fanno viaggiare prima ancora di partire, La vita errante è una lettura da riscoprire. Non offre itinerari da seguire, ma uno sguardo nuovo con cui osservare il mondo. È forse questo il dono più grande che un viaggiatore possa lasciare ai suoi lettori.

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