
L'itinerario di questa zona di Milano va fatto in primavera. Continua la nostra esplorazione della città di Milano
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Andiamo in Piazza Tommaseo dove la fioritura delle magnolie rende la piazza spettacolare. Ci s’immerge in una sinfonia di profumi sensuali emanati da quei grossi fiori carnosi di una commuovente bellezza effimera. Tutta la zona è ricca di splendide magnolie di fiori rosa e bianchi.

Da piazza Tommaseo sarà una passeggiata arrivare a Santa Maria delle Grazie, introdotta dall’edificio del refettorio dove si conserva la più famosa Ultima Cena dell’arte, quella di Leonardo da Vinci. Io che l’ho vista diverse volte da bambina, avverto il passare del tempo. Il dipinto tende ad “annebbiarsi”, comunque é un’esperienza che va fatta. Entrate quindi in Santa Maria delle Grazie, una chiesa che non lascia indifferenti. Nel chiostro ammirate le due splendide magnolie di fiori bianchi. In Corso Magenta 61, di fronte alla Chiesa si trova il Palazzo delle Stelline, un ex monastero di suore benedettine adibito nel XVII secolo ad orfanotrofio, trasformato negli anni 60 del XX secolo dall’architetto Jan Battistini nell’Istituto Internazionale per la Gestione della Tecnologia. Non dobbiamo visitare il convento diventato nel 1986 una Fondazione per promuovere iniziative sociali e culturali dedicate all’arte contemporanea, dobbiamo però assolutamente ammirare l’imperdibile pavimento, un capolavoro di marmi del 1970 dell’artista Bobo Piccoli caratterizzato da grandiosi disegni policromi. Purtroppo in questo momento chiuso per restauri.

In corso Magenta 65 non si può più visitare Villa Atellani la storica dimora appartenuta a Ludovico il Moro affrescata dal Luini, conosciuta anche come La vigna di Leonardo da Vinci. Ludovico, Duca di Milano, aveva donato a Leonardo il vigneto coltivato nel giardino. Il complesso é stato acquistato dall’imprenditore francese Bernard Arnault. Attualmente in restauro.

Cambiamo zona, partiamo da piazza San Babila. Al termine di corso Matteotti ci aspettano gli Omenoni, colossali barbari intenti a difendere dal 1565 il palazzo in stile manierista appartenuto all’incisore Leone Leoni; scolpiti in stile classico romano, rappresentano diverse stirpi di stranieri i cui nomi sono scritti sulle loro teste. Si può trovare traccia di questo edificio nelle “Vite” del Vasari. Gli omenoni rappresentano un’immersione nel passato della Lombardia invasa da una gran quantità di popolazioni di diversa provenienza.


Primavera a Milano, itinerario tra Fiori, Arte, Architettura, Segreti
Ora percorrete a piedi Corso Venezia, è una via ricca di storici palazzi nobiliari riconoscibili dal loro stile. Vi segnalo i più interessanti: al n.11 non può sfuggire l’ingresso al seminario arcivescovile con due telamoni ai lati dell’ingresso, al n.10 Casa Fontana Silvestri superbo edificio rinascimentale, al n.16 si trova il settecentesco palazzo Serbelloni.
Deviate in via Cappuccini per sbirciare nel parco del palazzo Invernizzi una meraviglia naturalistica in pieno centro cittadino, qui vedrete eleganti fenicotteri rosati. Non lontano é degno di un’occhiata palazzo Berri-Meregalli, un’opera eclettica tra Liberty e Decò; nel tetro ma suggestivo “antro” spicca il viso di marmo lucido della “Vittoria” di Adolfo Wildt che fu il maestro del pittore Lucio Fontana.

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Tornati in corso Venezia al n.40 l’elegante palazzo Saporiti è un edificio neoclassico palladiano con colonne ioniche in facciata e statue che da sinistra a destra rappresentano: Mercurio, Venere, Marte, Giunone, Giove, Apollo, Diana, Bacco, Cerere e Giano, che ci osservano dal bordo del tetto. Al n.47 il Palazzo Castiglioni dell’architetto Sommaruga, datato 1901-1904 in puro stile liberty, è diventato il manifesto di questo stile a Milano. Da scoprire in facciata diversi putti arrampicati tra decorazioni floreali e marinare, sta a voi scoprirli. Le due signore troppo discinte, anzi nude, che ne ornavano il portale se ne sono dovute andare, creavano troppo scandalo! Le possiamo rintracciare arrampicate su una facciata della clinica privata Columbus in via Buonarroti. Di fronte all’ingresso dei Giardini Pubblici al n.62/64 “si stende” la lunga facciata continua, interrotta solo da un’arcata (dai milanesi detta “arcone”) un’originale soluzione dell’arch. Portaluppi degli anni ’30 del ‘900. Nell’arco si trovano gli ingressi al palazzo.


Arrivate quindi ai vistosi caselli neoclassici di ordine dorico di Porta Venezia datato 1828 attraversati da Renzo nei Promessi sposi per andare a incontrare Lucia nel lazzaretto. Qui inizia Corso Buenos Ayres. Sarebbe un peccato non dare un’occhiata al n.1 all’eclettico palazzo Luraschi, fu questo architetto ad “incastrare” nel 1887 le colonne del lazzaretto, di cui rimane solo la chiesetta, nel portico del cortile. L’atrio nel suo fascino un po’ tetro espone all’altezza degli archi i medaglioni dei personaggi dei “Promessi sposi”. Non trascurate di guardare Il portone e la facciata dove la balconata del piano nobile è sorretta da telamoni.


Attraversata la strada si entra in piazza Oberdan dove “il liberty é di casa”. Infatti in questa zona si trovano diverse case di quell’affascinante stile “belle époque” che non ha mai smesso di piacere, sinonimo di eleganza, ricchezza, stile, bellezza, femminilità; un insieme fatale, vagamente misterioso. Il verde e le piante che cominciavano a sparire in città ricomparvero sulle facciate di questi edifici tra giovani donne rappresentate come attrici acconciate per entrare nella scena della vita.


Primavera a Milano, itinerario tra Fiori, Arte, Architettura, Segreti
Edifici liberty sono sparsi per tutta Milano ed é bello scoprirli man mano che la si attraversa da un punto all’altro della città. Il mio è un invito “alla caccia”.
Testi e foto di Gabriella Pittari


