Vittoria Sangiorgio, "Sura Sura, ultimo Yemen" recensione del libro.

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lo Yemen ha sempre posseduto una seduzione particolare per il viaggiatore o lo scrittore, l’artista e il poeta. Solo nominarlo riporta un’antichità ancora presente, un futuro in divenire.

Se l’interesse per questo Paese ha significato anche un messaggio di pace, di tolleranza e di incontro tra culture diverse (l’incontro tra Regina di Saba e  Re Salomone ne è  il simbolo) ora sembra in parte caduto. E tutto dimenticato complice la guerra che continua da anni. Chi ha visitato questi luoghi prima delle rivalità in corso, ne racconta le sue meraviglie. Ma la Storia non si cambia ed è corretto raccontarla nelle sue crudeli diversità. Mettere insieme passato, affascinante, e presente ancora turbolento è il compito che ha impegnato l’Autrice Vittoria Sangiorgio nel suo libro racconto di viaggio “Sura Sura, ultimo Yemen”. Il suo narrare impegna a seguirla in un itinerario che appare via via sempre più dinamico e complicato, a contatto con realtà improvvise in cui è necessaria preparazione ed esperienza. Vittoria Sangiorgio riesce a farci gustare il racconto nelle situazioni semplici, di intimorirci davanti a quelle complicate e ad emozionarci quando le situazioni diventano manifestamente coinvolgenti. Sembra un viaggio d’altri tempi combinato anche con il fatto che alle domande di poliziotti e di autorità preposte si dovevano dare risposte corrette e accettare le procedure imposte. Il paese delle mille e una notte affascina sin da subito e “trasmette il recondito messaggio di pace di tolleranza e di incontro tra culture diverse”. Per meglio spiegare il contrasto tra quello che sta sperimentando l’autrice e il passato recente della nazione, Vittoria Sangiorgio accompagna il lettore a comprendere, con cronache che coinvolgono lo Yemen, interpellando i rapporti di corrispondenti internazionali e organi di stampa e voci di associazioni di alto prestigio. Perchè non si deve dimenticare.

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Molti sono i luoghi descritti. Luoghi magnetici e inebrianti, come Sanaa, piena di suggestione al limite del reale, che attrae e affascina e dal quale è difficile allontanarsi. Indugia lo sguardo malinconico di donna scrittrice sulle figure femminili descrivendone la faticosa tolleranza del velo che scostano per portare solo cibo alla bocca “dando l’impressione che stiano compiendo un’azione proibita”.  La sua letteratura si fa più matura che in precedenza, appoggiata sulle solide ricerche storiche, regalando al lettore una “guida” di vita giornaliera, di usanze riconoscibili, anche occulte o mal celate, di luoghi e persone. Apre il suo contenuto pure a spiegazioni di carattere sociale: in primis sull’economia, sugli interventi umanitari, sui rischi della sicurezza alimentare. Il quat con le sue innumerevoli implicazioni ne è un simbolo principale.

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E negli incontri ravvicinati e nelle cortesi richieste di sura, sura  “abbiamo capito che ironia e allegria sono virtù diffuse tra il popolo yemenita”. Il paesaggio che scorre e si apre davanti agli occhi curiosi del turista, appare come terreno polveroso, arido circondato da terrazzate pendici delle alte montagne e diviene quasi indescrivibile dinnanzi alle bellezze che si accatastano “come in bilico sulla cima della roccia scura e levigata, quasi un pilastro monolitico” dove è collocato il palazzo Dar al Hajar. Ancora: “La maestosità delle montagne basaltiche dalle forme scure e spigolose si staglia dietro la lunghissima spiaggia bianca, talmente candida da accecare gli occhi”. “Immobili e silenziosi restiamo a respirare questa pace rarefatta che odora di schiuma marina, sotto il sole caldo del mezzogiorno, con minuscoli granchiolini verdi che sbucano dalla sabbia e ci fanno il solletico ai piedi”.

La sua testimonianza si fa colta e letteraria quando descrive la desolazione di Hodeidah: “tutto ciò che poteva essere scremato dai mendicanti e dai cani è già sparito. L’essenza della miseria. Attorno vivono persone ascetiche, occhi neri consumati dal vento del deserto e la percezione dell’emanazione di una strana energia”. Come un regalo letterario è l’incontro speciale con Kamra, con i lunghi capelli neri e lisci e con gli occhi scuri e vivi. Entusiasta di conoscere straniere soprattutto italiane. Seguono nel dialogo pagine di fluida armonia stilistica e di approfondimento sociale: “Vuoi dire Kamra che le donne che conseguono un’istruzione universitaria con l’obiettivo di una carriera professionale sono una vera e propria eccezione, una rarità nello Yemen?”

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“E’ triste ammetterlo, ma qui è proprio così” chiosa  la ragazza rivolgendo il suo sguardo altrove, verso il mare.  Il bagliore arancione del sole non ha ancora del tutto abbandonato l’orizzonte e rischiara una striscia rosa sul mare sfumata nel diffuso azzurro metallico.

Scrivo queste righe proprio nel giorno della giornata internazionale della donna. E constato quanto è facile rattristarsi per tante condizioni ancora non risolte nei paesi meno evoluti, ma oggi non mi rattristo solo per questo. Ho davanti agli occhi e dentro il cuore le vicende delle donne Ucraine, mogli, mamme e nonne, dopo il quattordicesimo giorno di invasione del loro Paese. Se le donne avessero occasioni o posizioni migliori non farebbero mai la guerra e potrebbero cambiare il mondo con la loro intelligenza e garbo.

L’ultimo  sguardo Vittoria Sangiorgio, prima di distaccarsi da questo affascinante paese,  lo rivolge   proprio sulle donne, “ in cui si vedono solo gli abiti tetri e non la loro anima vivace e il mistero che conservano dietro il fruscio del velo”. (Fernando Da Re 08/03/2022)

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