Diamante, la perla del Tirreno: un borgo che ti guarda, tra vicoli bianchi, murales e il tempo lento della Riviera dei Cedri.

Arrivammo a Diamante nel tardo pomeriggio, nella luce abbagliante che invitava alla scoperta di quel paese che molti chiamano ‘la perla del Tirreno’. Rimandammo il primo incontro alla sera dopo la sistemazione nel B&B. Attraversammo i vicoli tra le case bianche, addossate l’una all’altra, dove le voci si rincorrevano e i passi sulle pietre risuonavano come echi antichi. Il lungomare è lì, a pochi passi. Ci si arriva in breve e da ogni direzione.
La passeggiata serale ci porta alla ricerca di un luogo dove cenare. La sera attenua il calore, porta l’odore del mare. Cessa il rumore del traffico e lascia percepire il rumore delle onde. Ci accorgemmo presto delle qualità decantate nel “viaggio nel litorale sacro della Riviera dei Cedri”, nel quale Osvaldo Bevilacqua parla di Diamante dicendo che è: “la città più dipinta d’Italia, ha un mare stupendo ed è vicinissima all’isolotto di Cirella.” La passeggiata ci porta a scoprire il lungo e ampio balcone sul mare, quasi un salotto. Pulito, ordinato, è un biglietto da visita di questo rinomato borgo. Qui si trovano i ristoranti, le gelaterie, i negozi che danno prestigio al paese.
Lo chiamano lungomare antico, questo più tradizionale, per distinguerlo da quello nuovo con il quale non c’è confronto. Più familiare il primo, “senza tono” il secondo privo di fascino se non fosse per la lunga spiaggia attrezzata che favorisce la visione ampia e senza confini del mare e del tramonto. Quando il sole calò dietro l’isola di Cirella, il paese cambiò colore; il mare e il suo orizzonte mutarono le sfumature. Le gradazioni del rosso, dell’oro e infine del blu profondo presero il sopravvento nella sera ancora calda. Seduto sul muretto del lungomare antico, guardavo le luci accendersi una dopo l’altra. Mi parve di riconoscere in quella calma un modo diverso di guardare il tempo. Guardavo dentro me stesso e da qualche parte iniziava una musica. Voci di persone radunate ad osservare la tranquillità in arrivo prima della cena. Avevo l’impressione che Diamante non fosse un luogo che si visita, ma un luogo che ti guarda. Ti osserva passare, poi decide se farti entrare davvero, nei suoi silenzi, nelle sue ombre fresche, nei suoi vicoli, nella sua calma antica. Una iscrizione te lo ricorda: è un cuore rosso che ti invita a farti fotografare sotto di esso: Diamante is Love.
I giorni successivi svelano i particolari del Borgo. Si comprende perché uno degli elementi che rende Diamante unica sono i suoi murales: oltre 300 opere dipinte sui muri del centro storico da artisti provenienti da tutto il mondo. Ora anche se molti borghi italiani hanno imitato questa iniziativa del comune di Diamante, il progetto culturale del pittore Nani Razzetti, che ha trasformato il borgo in un vero e proprio museo a cielo aperto, rimane unico. Molti di questi murales vengono rinnovati, restaurati affinchè la scritta su un muro “La bellezza è desiderio di felicità”, continui a vivere come “una promessa di felicità” come sosteneva Stendhal.



Facile l’incontro con la gente del luogo, semplice con chicchessia iniziare un dialogo. Seduto al fianco di un anziano, sopra una panchina di nobile pietra, in fronte al respiro del mare, tentavo un breve contatto per conoscerci. Le pause offrono punti di vista sorprendenti sul viaggio, come finestre improvvise, e facilitano la conoscenza della persona incontrata. Mi sedetti vicino a lui, senza parlare. Ma il silenzio fu breve. “Il nostro è un mare buono, ma vuole essere rispettato”. Sorrise l’anziano con quella calma che solo chi ha vissuto molte stagioni può avere.
Gli credetti. Mi tornò alla mente la frase di Patrick Manoukian letta in quei giorni nel suo libro L’arte di perdere tempo: “Gli uomini si mettono l’uno di fronte all’altro per combattere, ma fianco a fianco per conoscersi”. Si realizzava quella componente che da tempo perseguivo: la dote della sosta. Se per molti questo è ancora un “controsenso del viaggiare” io approfittavo della calma e della lentezza per conoscere attraverso le persone.
Nei giorni successivi lo sguardo si fece lento e più attento. I muri del borgo, come pagine di un diario, mi introducevano su argomenti che le parole a volte non sanno esprimere, ma un colore, un segno, un volto raccontano di più. Sono le speranze, l’ironia, la poesia svelate dall’artista di strada. Davanti ad alcuni di essi volli fermare questi incontri nei pixel della fotocamera: un modo per possederli per sempre, e conservarli non solo nel tiretto elettronico, ma nell’archivio mentale dei ricordi.


Escursioni e dintorni
Buonvicino, borgo sospeso nel tempo
Pochi chilometri nell’entroterra percorrendo una strada tortuosa in salita, tra ulivi e aspri cespugli, Buonvicino, appare come borgo sospeso tra mare e montagna. L’ aria è più fresca, l’atmosfera più silenziosa e calma. Lungo le vie strette in costante ripristino, ci si abbandona all’esplorazione del borgo silenzioso. Nei vicoli stretti si cammina piano, quasi in punta di piedi, per non turbare la quiete che avvolge case chiuse o dalle terrazze con le porte aperte dove fiori e addobbi addolciscono i muri risanati. E’ facile sentire la presenza di una vita semplice ma forse anche dura legata, più in tempi remoti che ora, alla terra e ai ritmi dei giorni. Da alcuni terrazzi la visione verso monte o verso il mare ha il senso del rifugio dell’anima. Nel silenzio delle prime ore della sera le sfumature dorate, abbagliano fino al tramonto sul mare Tirreno.
Ma c’è un luogo, insolito, dove ancora si studia canto e musica e queste si perdono nelle tonalità riflesse tra gli scaffali di un negozio dove ad ascoltare sta solo un fotogafo intento a trovare la giusta dimensione dell’inquadratura. Gli abitanti anziani salutano con un cenno, convinti che ogni turista viandante porterà con sé la storia di questo del loro borgo.
Grotta dell'Arco Magno, l'incanto tra acqua e pietra
foto di Kuba Skierkowski
A nord di Diamante, nei pressi di San Nicola Arcella, la strada scende tra le rocce verso la Grotta dell’Arcomagno, una meraviglia che sembra scolpita dal mare. È un fenomeno naturale singolare, raggiungibile solo a piedi. Dopo il parcheggio obbligatorio, il sentiero si snoda ripido tra cespugli di mirto e scalini naturali, accompagnato da una visione costante sul mare. Il profumo di salsedine anticipa la scenografia che si apre una volta raggiunto il punto di svolta: la piccola baia segreta custodita dall’arco di roccia.
Ma non è tutto, la sorpresa vera arriva poco dopo. Si entra, a pagamento, lungo un articolato percorso di scalini che conduce a un bacino d’acqua trasparente come vetro. Le pareti che lo circondano riflettono gradazioni dorate, e il cielo che filtra dall’apertura crea uno spazio di luce sospesa. È un luogo che invita al raccoglimento, dove la natura sembra aver voluto fermare il tempo per un istante.

Molto è stato fatto per proteggere questo angolo dal turismo di massa: oltre al biglietto d’ingresso, la pulizia e la raccolta dei rifiuti sono affidate a un’associazione locale. Oltre l’arco, le imbarcazioni provenienti dalle località vicine sostano per offrire ai visitatori la visione di questo piccolo miracolo naturale. Restare seduti sulla sabbia fine, bagnarsi in quest’acqua e osservare la luce che cambia colore a ogni ora è come trovarsi dentro una preghiera antica, pronunciata dal mare stesso.

Nel lasciare questo luogo viene spontaneo voltarsi indietro per raccogliere l'ultima emozione che resterà per sempre.

foto di Kuba Skierkowski
