Nepal, regina delle Vette. Kathmandu, Sincretismo religioso, Himalaya. Viaggio nella Memoria e nell’Anima

 

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La capitale Kathmandu si trova a un’altezza media di 1400 m s.l.m. Abitanti oltre 1.700.000, supera Milano per numero di abitanti. La popolazione totale s’aggira sui 30 milioni all’inizio del 2026. 

 

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Molto interessante é la popolazione del Nepal un crogiolo di etnie sulle quali prevalse l’etnia Newar che parlava una lingua tibetano-birmana. Da questo ceppo di popolazione si sviluppò una raffinata creatività artistica soprattutto sotto la dinastia dei Malla che governò la Valle di Katmandu dal 1201 circa, al 1779. I nepalesi sono famosi per essere stati eccezionali guerrieri, noti come Gurkha e insuperabili scalatori, noti come Sherpa. Il Nepal é l’unico paese che io conosca fino ad oggi dove le Durbar delle città (le piazze centrali) mi sono parse irreali, una suggestione che mi lasciò sempre stupefatta ogni volta che tornavo nel paese. La Durbar Square di Kathmandu (o Durban) infatti mi appariva sollevata. Ho creduto ad una superiorità divina insita in quell’architettura religiosa, così unica e varia. Solo dopo un po’ notavo la presenza umana nonostante la quantità di persone in giro nella piazza.

 

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Sulle Durbar tutto convive in armonia, perfino la sporcizia che non manca nel “pianeta” Nepal, dove cani e mucche s’aggirano indisturbate per i paesi. A Kathmandu sulla Durbar sono presenti diversi Dei del pantheon induista: la grande statua nera di Shiva con gli occhi sbarrati, Garuda il veicolo di Vishnu in preghiera, scolpito nella pietra su cui vigila dall’alto di un pilastro il re Malla in bronzo dorato. Vishnuita era la fede induista degli ex regnanti. La monarchia fu abolita il 28 maggio 2008, sostituita dalla Repubblica Federale Democratica che ha sancito la vittoria delle forze maoiste. Sparse sulla Durbar un mucchio di pagode a tre piani incarnano un sincretismo tra induismo e buddismo. Gauthama Shakyamuni Buddha é nato a Lumbini in Nepal. Induismo e buddismo sono le religioni più antiche del mondo.

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 Tra questi palazzi di mattoni ornati di sculture lignee e raffinati portali cesellati  in bronzo dorato, si entra in un cortile per vedere la dea vivente. Una bambina, la Kumari, scelta con una serie di severi parametri. La malcapitata, trattata come una “regina” rimarrà chiusa nel palazzo fino alla pubertà quando dovrà dare il posto ad un’altra. Al tempio della dea Kali, la sanguinaria, si svolgono cerimonie truculente, per noi impressionanti. Vengono sacrificate galline e pecore, c’é sangue dappertutto, i colori sono saturi, aggressivi in un mondo di caos, perfino i fiori sono rosso sangue.

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Le altre città della valle di Kathmandu sono simili e complementari, con le loro Durbar racchiuse in uno spazio limitato come per mantenere l’unicità dei templi delle diverse religioni. Due sono le città principali dopo Kathmandu: Patan e Bhadgaon, antichi e vivaci centri di piccoli e ricchi regni indipendenti avvezzi a commerciare con il Tibet e l’India grazie alla favorevole posizione dei transiti montani. A Bhadgaon la pagoda a cinque tetti é la più alta del Nepal, si sale su una scala affiancata da animali: elefanti, leoni, guerrieri, nessuno però può superare la potenza divina.

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Non lontana da Kathmandu si trova la grande stupa bianca, il Swayambhunath (tempio delle scimmie) il tempio buddhista tibetano più grande del Nepal, patrimonio UNESCO che sembra lanciare bagliori di neve dalla sua cupola bianca su cui si alza una guglia dorata, protetta da due grandi occhi. Le bandiere preghiera di vivaci colori sventolano agitando nell’aria preghiere per Buddha. Qui arrivarono i rifugiati scappati dal Tibet, che ora sono diventati creatori di tappeti. Si stima che i tibetani rifugiati in Nepal siano circa 20 mila.

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Negli anni ‘60/'70 del secolo scorso c’è stata un’incredibile corsa al Nepal, il paese era la meta scelta dai figli dei fiori, erano studenti, giovani figli di ricche famiglie europee, partivano allo sbaraglio lungo l’Hippie Trial alla volta del Nepal attraversando la Turchia, la Persia, l’India per raggiungere Kathmandu in cerca di spiritualità e libertà, ma anche di hashish e marijuana che in Nepal non erano proibite, ma gestite dal governo e accessibili a tutti. Era il paradiso della contro cultura di quell’epoca. Bastava percorrere la Freak Street, (Jochhen Tole) di Kathmandu, come la chiamavano gli hippie, per comprare attimi di straniamento, d’estasi. Quando nel 1973 sotto pressione statunitense il Nepal rese illegale la cannabis le cose cambiarono. Comunque l’influenza di quell’atmosfera aveva cambiato la vita della capitale nepalese lasciando il suo segno indelebile. Ricordo anch’io con nostalgia quei tempi, non perché andassi in Nepal per sniffare, ma per aver fatto un viaggio avventuroso in maggiolino “Volkswagen” fino a Kabul. Lungo l’Hippie Trial, s’incontravano i figli dei fiori diretti in Nepal.

Nepal, regina delle Vette. Kathmandu, Sincretismo religioso, Himalaya. Viaggio nella Memoria e nell’Anima

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La forza di questo paese é anche quel paesaggio disegnato dalle risaie dai suoi abitati nel corso dei secoli nelle vallate verso l'Himalaya, verso le montagne più alte del mondo che si profilano all’orizzonte con le loro bianche aguzze vette. Quando coraggiosi alpinisti decisero di scalare l’Everest, furono gli sherpa ad accompagnarli sulla cima delle vette. Cominciò così la sfida di audaci scalatori in gara con se stessi e il mondo per mettere la bandiera sull’Everest e sul K2, impresa possibile solo grazie a quegli uomini minuti e forti abituati da sempre a vivere “sulle cime”. Il primo in assoluto fu nel 1953 il neozelanese Edmond Hillary con lo sherpa Terzing Norgay. Fu l’inizio di quell’assalto alle montagne dell’Himalaya, ora chiamato trekking. Il 25 aprile 2015 ci furono devastanti terremoti che hanno danneggiato 116 centri storici del Nepal da cui il Paese non si é ancora del tutto ripreso e le ferite sono ancora aperte.

Testi e foto di Gabriella Pittari

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