
Nel suo resoconto di viaggio in oriente Marco Polo ci racconta dei re Magi quando sta attraversando la Persia, completamente devastata dall’invasione dei tartari, i mongoli.
Giunto a Sabba, Marco scopre di essere nel luogo di partenza dei tre re per “andare ad adorare Cristo quando nacque”, in quel luogo si trovano le loro tombe “belle sepolture” e addirittura racconta di corpi quasi intatti. Chissà, questi ultimi dati ci paiono irreali dato che l’impero sasanide era stato sconfitto definitivamente nel 651 dall’invasione islamica. Marco Polo cita i nomi dei tre re, li chiama Baltasar, Melchior, Guaspar. I nomi più o meno sono gli stessi giunti fino a noi.

Non lontano da Sabba si recò al castello fortificato di Galasaca per conoscere il tempio degli adoratori del fuoco zoroastriano, la religione più antica di Persia, qui gli raccontarono la storia dei Magi in una versione particolare: I tre re erano originari: uno di Sabba, l’altro di Yava (l’attuale Yazd) il terzo del castello. A Yazd, grosso centro zoroastriano, si possono ancora vedere le torri del silenzio dove i sacerdoti (i magi) esponevano, dopo accurate cerimonie, i cadaveri dei morti alla dissoluzione dei corpi in via naturale.

A Sabba gli dissero che i tre Magi erano partiti verso occidente, verso la Giudea, per rendere omaggio ad un profeta appena nato. Portavano offerte e doni secondo un uso consolidato nel tempo. Dice “Il milione”: “oro per sapere s’era signore terreno, incenso per sapere se era Iddio, mirra per sapere se era eternale” (la mirra era usata in Egitto per le imbalsamazioni). Raggiunta Gerusalemme da esperti astrologi quali erano, si affidarono alla cometa che li indirizzò a Betlemme, per andare a conoscere il neonato, entrando in un luogo chiuso. Per primo entrò il più giovane Gasparre donando la mirra, poi entrò l’adulto Baldassarre con l’incenso (é nero di pelle, probabilmente africano), per ultimo entrò il più anziano Melchiorre con l’oro, in segno di regalità, Il racconto continua dicendoci che Gasparre vide il volto di Gesù come uno della sua età, Baldassarre vide un volto adulto, Melchiorre vide il volto di un vecchio. I tre restarono impressionati. Decisero di entrare insieme. A quel punto Gesù apparve loro con il volto di un neonato, “un fanciullo di 13 giorni”, specifica Marco Polo.

Questo racconto nato in epoca bizantina rappresenta simbolicamente le tre età della vita: l’infanzia, la maturità e la vecchiaia, ma anche i tre continenti allora conosciuti: Asia, Europa, Africa. Sempre nel “Milione” Marco Polo aggiunge che anche loro, i Magi, ricevettero in dono “un bossolo”, una scatola di legno cilindrica sigillata, che non aprirono subito. Durante il viaggio di ritorno vollero conoscere il contenuto del bossolo. All’interno trovarono una pietra, la gettarono in un pozzo. La pietra era simbolica diceva loro che la fede doveva essere solida come una pietra. Precipitando nel pozzo quel sasso generò un fuoco, i Magi allora capirono quale fosse il messaggio affidatogli. Naturalmente queste sono leggende datate 1271, anno di inizio del viaggio dei mercanti Polo verso la Cina. Il Vangelo invece dice che Gesù nacque al tempo del re Erode e i tre Magi venivano da oriente seguendo una stella (la cometa) che li guidò fino a Gerusalemme per portare quei doni così simbolici al futuro re dei giudei appena nato. Marco Polo dice : “è scritto per mezzo del profeta”.

L’evangelista Matteo racconta che Erode venutolo a sapere cercò di conoscere il luogo dell’evento, ma non trovandolo decise di ammazzare tutti i neonati in quella che passò alla storia come “strage degli innocenti”. Dal III secolo in poi l’arte cominciò a rappresentare sempre di più la Natività con i re Magi. L’arte ha definito un colore per ogni mago: il giovane ha vesti bianche, l’adulto verdi, l’anziano rosse, simboli d’universalità. La bandiera italiana li ha tutti e tre. Per la fede cristiana l’arrivo dei Magi simbolizza la ricerca della fede, dello spirituale incarnato nell’umanità attratta dalla luce (la stella cometa) per raggiungere il divino nei tre mondi conosciuti a quel tempo. In sintesi l'oro simboleggia la fede, l'incenso la santità, la mirra la passione, la morte.

Alla versione del “Milione” sembra ispirarsi Benozzo Gozzoli nell’affrescare (1459) la splendida “cavalcata dei Magi” dove i saggi sacerdoti s’incarnano in prestigiosi membri della corte orientale: il giovane Gasparre arriva da Gerusalemme rappresentata alle sue spalle, Baldassarre é il ritratto dell’ imperatore bizantino Giovanni VIII Paleologo, Melchiorre sarebbe Giuseppe II, il patriarca di Costantinopoli. Tutta la famiglia Medici, giovani, adulti e vecchi sono riconoscibili nei ritratti del corteo che accompagna la sfilata in un paesaggio fiabesco e teatrale, decisamente appassionante.


La lunga Strada dei Re Magi: da Marco Polo all’Arte Rinascimentale
A Milano ogni anno dal 1336, il 6 gennaio, giorno dell’epifania, dal Duomo alla basilica di sant’Eustorgio si snoda un corteo storico. Le reliquie dei Magi furono portate a Milano proprio da Eustorgio (diventato vescovo della città nel 350) di ritorno da Costantinopoli. Furono custodite in un un grande sarcofago romano fin quando Federico Barbarossa nel 1164 sottomise Milano distruggendola la oltraggiò trafugando le reliquie dei Magi che portò a Colonia; da allora sono custodite nel duomo della città in un prezioso reliquiario datato 1190-1225. E’ il più grande cofano d’arte medievale sopravvissuto in Europa decorato con bassorilievi in oro, argento, rame e gemme, di notevole bellezza.


