
Un racconto di scoperta, rischio e meraviglia, dedicato all’amica Patrizia dell'università, appassionata viaggiatrice. Un viaggio intrapreso nell’agosto del 1989, quando il Kashmir era ancora accessibile e misterioso, sospeso tra la bellezza dei suoi laghi e l’ombra dei conflitti.
Partiamo per un viaggio difficile alla volta del Kashmir e Ladakh. Molti sono i problemi territoriali non risolti tra India e Pakistan, per cui ci si dovrà adattare e potrà perfino essere pericoloso, ma l’attrazione è fatale per la bellezza dei territori e per la sua storia millenaria. Sbarchiamo a Srinagar, la capitale estiva del Kashmir a 1550 m s.l.d.m. è una città antichissima ha più di 2000 anni: in sanscrito significa città della bellezza: Nagar città, Sri, è un altro nome di Parvati dea della bellezza, moglie di Shiva. Srinagar fu molto frequentata dagli inglesi che durante il loro dominio coloniale si rifugiavano lì in estate per allontanarsi dal soffocante caldo dell’altipiano.


Srinagar attraversata dal fiume Jhelum (affluente dell’Indo) è piena di fascino anche se molto trascurata, le preziose case di legno sono abbandonate a se stesse. La zona più pittoresca della città è il lago Dal. Gli abitanti hanno creato nei secoli un insieme di orti galleggianti. Gli agricoltori tutte le mattine all’alba vendono dalle barche i loro prodotti di frutta e verdura su un mercato assai animato. A quell’ora il lago è un diamante blu pieno di riflessi.


Kashmir, un itinerario mitico tra fede e bellezza
Le belle houseboat lungo la riva sono un’attrazione collaudata diventata parte del panorama. Sulle sponde del lago corre un viale con alberghi turistici e una serie di giardini Moghul sorti nel XVII secolo durante il regno dell’imperatore Jahangir. La loro bellezza paradisiaca tradisce l’origine persiana, confermata dai nomi dei due principali giardini: Shalimar, tempio dell’Amore e Nishat Bagh, giardino della Gioia. Con i Moghul si consolidò in Kashmir l’islamismo, la Moschea del Venerdì é un bell’esempio di architettura.


Prima di partire per il Kashmir nella libreria dell’hotel di New Delhi trovai un libro che attrasse la mia attenzione: Holger Kersten “Jesús Lived in India”.Mi domandai: dove? A Srinagar, proprio dove andrò tra qualche giorno. All’istante mi tuffai nella lettura e scoprii quello che racconto in breve qui di seguito.
| Alcuni studiosi di teologia orientale ritengono che Gesù, dopo la condanna alla crocifissione sia sopravvissuto; per i cristiani è resuscitato. Seguendo questa teoria orientale, nel periodo in cui “sparì”, (dai 12 ai 30 anni come scritto nelle Sacre Scritture), Gesù sarebbe andato in India a conoscere le religioni orientali: Induismo, Jainismo, Buddismo. Tornato in Palestina riprese la predicazione per la quale fu condannato alla crocifissione. Passati tre giorni dalla resurrezione, Gesù fu costretto a nascondersi. Guarito grazie alle cure degli esseni, affrontò il viaggio di ritorno in India percorrendo la collaudata “via della seta”. Arrivato in Kashmir vi si stabilì per il resto della sua vita. Si sposò. Ebbe dei figli. Continuò a predicare la sua fede. Yuzasaf riconosciuto da tutti come un santo, quando morì fu sepolto in un tempio costruito per ospitare i suoi resti. Nel santuario chiamato Roza Bal, (vuol dire Tomba del Profeta), venerato dagli Ahmadiyya, una setta islamica, sono custoditi due santi uno Yuzasaf, ritenuto il Gesù Cristo dei cristiani e l’altro un marabutto islamico Syeduddin. L’edificio (un po’ pacchiano) è molto simile a un sacrario musulmano, perché nei secoli dei secoli è stato molto rimaneggiato, ma gli archeologi e gli studiosi dichiarano che la tomba di Yuzasaf custodita nel sotterraneo (non accessibile ai viandanti) ha più di 2000 anni. |

Quando arriviamo a Srinagar la situazione non è delle migliori, c’è il coprifuoco che ci costringe a stare in hotel. Con la guida locale decidiamo che si può azzardare un’escursione sul fiume Jhelum per dare un’occhiata alla città. Avevo promesso ai turisti incuriositi dai miei racconti su Gesù Cristo, di portarli a vedere il Roza Bal, il santuario non lontano dall’aeroporto. Nel frattempo per tenerli impegnati andiamo a piedi sulla collina vicina all’hotel a visitare l’antico tempio Shankaracharya dedicato a Shiva, anche questo con connessioni bibliche alle antiche scritture dato che il nome originario della collina sarebbe Takht e Solaiman, Il trono di Salomone. Quando arriviamo in cima mi accorgo che é presidiata da militari armati dietro sacchi di sabbia. Diamo un’occhiata e subito torniamo sui nostri passi.
Kashmir, un itinerario mitico tra fede e bellezza

Andando all’aeroporto per tornare a New Delhi quasi “costringo” la guida locale, assai reticente, a fare una brevissima sosta al Roza Bal, un’azzardo da incosciente. Così finì questo viaggio in Kashmir avvenuto nell’agosto 1989. Qualche anno dopo sono stati interrotti i viaggi turistici di stranieri in Kashmir.


