Tbilisi, the town that loves you

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Tbilisi the town that loves you

 “Tbilisi è una bella città, forse, usata per essere una bella città, o forse, potrebbe esserlo.

Tbilisi loves you 3 La parte più vecchia della città ha strade ripide, acciottolate tortuose con attraenti balconate su case costruite attorno a cortili: tutto molto vivibile a misura d’uomo. Tutto quello che costruivano i sovietici invece era di grande misura, fuori da un ragionevole  grado di utilizzo, malati di gigantismo edilizio. Nel 1960, quando decisero di costruire un grande hotel in Tbilisi, costruirono un grattacielo, il più alto edificio dell’intero paese, una lussuosa torre proprio in centro città, sulla via più bella. Immaginavano che questo hotel  avrebbe potuto competere con i più raffinati hotel europei. Così la costruzione fu per un po’ il più lussuoso hotel dell’intera Unione Sovietica. Era fornito di strutture finlandesi ed era riccamente attrezzato con bar ristoranti e una piscina sul tetto. Ma come una calamità, l’esplosione di rabbia repressa seguita  al collasso della unione sovietica, si abbattè seguita dalla violenza: la nuova indipendente Repubblica di Georgia , colonia russa fin dal 1805, precipitò nella guerra civile. Questa guerra creò circa 400.000 rifugiati. Molti di questi provenivano dalla parte più bella della Georgia, l’Abkhazia, una vicina regione dove fioriscono e maturano i limoni, con montagne  e ampie spiagge sabbiose. Una California sovietica, il luogo favorito per la vacanza dell’intero popolo vacanziero Sovietico. Quasi un angolo di Paradiso sul mare Nero.

I rifugiati dell’Abkhazia  erano le vittime della pulizia etnica, cacciati via dalle loro case quando la minoranza etnicahotel Iveria 3 Tibilisi Abkhazia  si rivoltò contro i residenti Georgiani . Il combattente governo georgiano decise di accasare tutti i rifugiati in hotel turistici fino a quando la Georgia ebbe grandi infrastrutture turistiche, ora inutilizzate. Una volta ospitati a Tbilisi, essi  occuparono l’hotel Iveria. Modificarono le piccole stanze dell’albergo in spazi vitali, costruendo muri e balconi e aggiungendo cucine nei bagni. L’hotel divenne presto un villaggio verticale, con piccoli mercati di merci diverse poste sui pavimenti e sullo stesso ascensore che impiegava una vita a raggiungere la hall. I rifugiati vissero all’ Iveria per 10 anni,  e intere famiglie multigenerazionali vivevano strette in quelle piccole camere d’albergo. Ma con la disoccupazione al di sopra del 50% non c’era posto per i rifugiati. Il governo pagava loro circa 5,50 dollari ogni mese e una tessera di trasporto pubblico, ma non erano in grado di acquistare un pezzo di pane quotidiano. Cosi cercavano di vendere le loro cose nei mercati e andavano in giro sperando di trovare lavoro.

 

 

Tbilisi loves you 4Ma quando il tempo era bello, loro potevano stare al balcone e guardare la città di sotto”.

(Published by the College Art Association, Summer 2005 copy Clifton Meador, translated by L. H. Stone)

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Il Radisson Blu Iveria Hotel è un albergo nel centro della città di Tbilisi e si trova su Rose Revolution Square. L'hotel è stato costruito nel 1967 dal governo sovietico come l'hotel di lusso, l’eccellenza della Repubblica socialista sovietica georgiana ed è stato nominato Hotel Iveria dal nome dell’antico regno di Iveria. Come risultato della guerra in Abkhazia nel 1992, l'hotel è diventato un campo profughi che ospitò più di 800 rifugiati. Nel 2004 i profughi furono rimossi dalla struttura dopo aver accettato l’offerta di 7.000 dollari a camera. La struttura fatiscente fu spogliata fino al suo telaio strutturale in acciaio e completamente ricostruita come un moderno hotel di lusso. Gestito dal nuovo gruppo, ha riaperto nel 2009 con il nome di  Radisson Blu Iveria Hotel. ( da Wikipedia)

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Ora “Tbilisi è come una modella che quando scende le scale per la passerella è elegante, moderna, vivace, al top della moda, ma che ha lasciato dietro le quinte vestiti datati, sgualciti, rotti e mai sistemati. Non per colpa sua, ma di quanti l'hanno sempre desiderata e amata e contesa a modo loro”. Il centro di Tblisi, elegante, contrasta con le vie adiacenti dimesse e sporche. Ogni giorno Tbilisi  allarga il suo centro, ricostruendo con orgoglio, ferite lasciate da guerre, da invasioni e scontri violenti, da terremoti e dall'usura  del tempo e dall'incuria degli uomini. Più di un terzo degli abitanti della Georgia (5.500.000) vive a Tbilisi. Favorita da una magica posizione, con fiume al centro e colline sui lati, la città è l'orgoglio dei suoi abitanti. Visitando le vie del centro ci si rende conto quanto cammino abbia fatto la capitale di cui le cronache, anche recenti, hanno raccontato vicende belliche e lotte interne. Aiuti internazionali, soprattutto dopo il terremoto del 2002, facilitano la crescita, ma è la grande operosità dei georgiani a dare garanzia per un futuro di crescita economica e spirituale”. (F. Da Re, “Con l’Armenia nel cuore” ed. 2013)

“Tbilisi è una giovane donna, i suoi occhi limpidi, non chiari, non scuri, portano i colori dei popoli che l’hanno attraversata, abitata e amata. Ti osserva da capo a piedi, ma all’altezza del tuo sguardo si ferma, colpisce e penetra all’interno. Cerca di farsi voler bene. E non puoi non farlo. I monti che l’ abbracciano, le chiese che si ergono, le torri che si innalzano, le strutture in vetro e acciaio, il rinnovato Hotel Ivari sono strali affettuosi che seducono. E l’incontro con questi occhi si fa romantico e tenero di  sera, ti conduce per mano e, davanti ad un caffè, gli giuri eterno amore. Potrebbe chiamarsi Nino o Marika,  Mariam o Ashvitha,   ma si chiama Tbilisi: la città che ti ama guardandoti negli occhi. (L. H. Stone)

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