Il cuore perduto dell'Asia, (seconda parte)

cuore perduto asia Colin Thubron

 

Colin Thubron

Il cuore perduto dell'Asia

 

          Si scopre in questo libro che l’autore raggiunge, visita e descrive luoghi sconosciuti alla letteratura di viaggio tradizionale.

 

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Thubron conferisce dignità a quei resti in dissolvimento con l’autorevolezza del grande storico-scrittore. Chi ha avuto occasione di leggere Thubron nei suoi libri precedenti concorderà, dopo aver letto questo “Cuore perduto dell’Asia”, nel farne uno tra i più seguiti scrittori di viaggio inglesi. Si propone viandante che passa in rassegna gli eventi dei popoli e dei Paesi che attraversa. Lo fa da storico con la freschezza letteraria di rendere vivi e presenti gli avvenimenti di secoli remoti. Inserita in un colloquio che l’autore guida a proprio piacimento con interlocutori amici o casuali, o accostata alla visita di un reperto architettonico, la Storia, leggera come una novella, rivive con lui le pagine sedimentate nei secoli, scrollando la polvere depositata dai secoli e diventando vicenda quotidiana. Thubron ha l’attitudine di far parlare le cose. Così un treno diventa “una città in movimento” e la città improvvisamente “porta il timore che la luce del giorno avrebbe probabilmente restituito quel luogo alla tetraggine sovietica”. La statua di Lenin era sparita “come un enorme uccello volato via dal suo trespolo”, e il “cielo si curvava come un soffitto affrescato, in cui le flottiglie di nuvole bianche e grigie galleggiavano sopra diverse correnti di vento”. Non ci si stanca di leggere, perché con Thubron si viaggia. Con Thubron si impara. Con Thubron si sogna. Pagine di alta letteratura anche quando descrive monumenti e paesaggi.

 

 

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Le pagine che raccontano di Samarcanda e del suo tiranno Tamir, si leggono tutto d’un fiato; una vera cavalcata a fianco di un Tamerlano che si lascia scoprire in ogni suo, intimo o smisurato, contegno; reso vivo e disinvolto nelle sue più appassionate manifestazioni e notizie della sua normale crudeltà. E così “la grande cupola formava un tumore solitario sopra il re orco” una descrizione fin troppo esagerata a prima vista per il mausoleo che il condottiero si era creato. Si scopre in questo libro che l’autore raggiunge, visita e descrive luoghi sconosciuti alla letteratura di viaggio tradizionale. Thubron conferisce dignità a quei resti in dissolvimento con l’autorevolezza del grande storico-scrittore. “Allora in uno di quei momenti in cui finisce intrappolato il viaggiatore incauto, davanti a noi si spiegarono i bastioni di una città fantasma interna, con torri che sporgevano dai bastioni. Si ergeva meravigliosa nella sua solitudine (si parla di Dev Kesken un tempo chiamata Vezir), terribilmente lontana da qualsiasi luogo attualmente abitato. Era permeata da una bellezza afflitta. Il vento e la pioggia avevano levigato i suoi mattoni d’argilla in un’unica massa coibentata, cosicché tutte le decorazioni erano state cancellate, lasciando ossature astratte”.

Talvolta l'autore si immedesima, volontariamente o per solidarietà, nella realtà locale fino a condividere rischi e stoltezze. (testi e foto di Fernando Da Re)

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prima parte