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Ashgabat (Turkmenistan) - 2° parte

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L’assurda città bianca - seconda parte

Se vi siete domandati che senso ha andare ad Ashgabat, dopo tutte le cattiverie che ho detto, mi posso redimere facendovi scoprire che alla sua periferia è corsa la storia asiatica più antica e che in parte è stata anche quella dell’impero romano.

Leggi prima parte

aforismidiviaggio ashkabat4Lattuale presidente del Turkmenistan Berdimuhammedov, per non trascurare nessuna produzione legata al territorio, ha creato tre importanti ministeri artigianali: il ministero del cavallo, dei tappeti e dei fiori. Quello dei fiori supponiamo sia dovuto al fatto che il tulipano è un bulbo originario dei deserti centro asiatici, portato dai turcomanni in Turchia e commercializzato dai mercanti olandesi.  Abbiamo visto il monumento al cavallo Akhal-teké, ora visitiamo nella città russa il museo del tappeto turkmeno, per conoscere la storia del popolo turkmeno attraverso il suo manufatto principale. Le tribù turcomanne hanno sviluppato larte della tessitura dei tappeti a fondo rosso. Ripetono un disegno allapparenza astratto, che rappresenta il lago dAral stilizzato, la sua fauna acquatica e i suoi volatili. Cinque disegni sono diventati il logo delle cinque principali tribù, riportati come emblemi sulla bandiera. Il disegno Bukhara è uno di questi, perché Bukhara era il luogo di raccolta dei tappeti per la spedizione in tutto il mondo. Ogni anno si tiene ad Ashgabat il festival del tappeto. Nel Museo del Tappeto è esposto il tappeto più grande del mondo, lavorato da un gruppo di donne per diventare il sipario del teatro Bolshoj di Mosca. Scoppiò la guerra e il tappeto non fu mai più consegnato. Un altro museo importante di questo stravagante paese é il Museo Archeologico. Un palazzo a ferro di cavallo, grande e pomposo dove la storia è stata in parte mistificata, reperti archeologici antichissimi di valore inestimabile, sono spariti dalle vetrine. Alessandro Magno aveva fondato sul territorio dellattuale Turkmenistan, lultima Alessandria (della Margiana). Dalle vetrine sono sparite le splendide urne funerarie della religione zoroastriana. Per fortuna si possono vedere i tre rython davorio, i boccali delle libagioni rituali dei magi zoroastriani. Nel reparto etnografico sono in mostra gli splendidi gioielli dargento indossati dalle donne della tribù teke. Osservandoli si possono conoscere i significati ancestrali celati nei gioielli, molto spesso animali totemici destinati a proteggere chi li indossava. Le spose venivano letteralmente coperte di quei gioielli, quasi corazze, che ereditavano dalle madri dei mariti.

Ai margini della marmorea città lattea, si visitano le gloriose vestigia della capitale dellImpero dei Parti, Nisa, cittàaforismidiviaggio ashkabat2 di fango entrata nel 2007 nel patrimonio dellUnesco, in posizione strategica lungo la via commerciale che precedette la via della seta. Da qui provengono la maggior parte dei reperti archeologici del museo. Nisa era la grande rivale dei romani che si rifornivano da loro di vini e sete cinesi. Nel I secolo a.C. un altro terribile terremoto aveva raso al suolo Ashgabat. Nel XIII secolo per completare lopera distruttiva arrivarono i mongoli e la rasero al suolo abbandonandola al proprio destino. Con larrivo di altre tribù nomadi, il luogo perse la sua importanza commerciale. Nel 1881 fu la volta dei russi e la città risorse in uno stile europeo. Fu lennesimo devastante terremoto a distruggerla unaltra volta, uccidendo più di 110 mila abitanti, due terzi della popolazione totale. Quando si andava ad Ashkhabad in epoca sovietica (arrivandoci da Mosca) si vedevano le rovine di quel terremoto, sotto le cui macerie erano morti tutti i familiari di Saparmirat Niazov, lex presidente, che diventò orfano di Stato affidato allUnione Sovietica.

aforismidiviaggio ashkabat1Dopo questi pochi doverosi cenni storici, visitiamo la parte più viva della città dove si trova il suo splendido mercato. Qui sincontrano i venditori che espongono le merci a terra come avveniva nellantichità. Ora ci sono anche i turisti, che si mischiano ai locali scrutandoli con curiosità. Gli stranieri guardano i gioielli antichizzati, i tappeti, i colbacchi di karakul (lagnellino persiano) e poco altro. Bello è assistere alle contrattazioni delle signore, impegnate nella vendita: guardate i loro volti appassionati, alcune hanno tutti i denti doro per mostrare la loro ricchezza. Le donne comprano i variopinti foulard di seta prodotti una volta in Siria per il mercato turkmeno. Equesto un mondo intimo, un luogo domertà femminile. Qui lislam non è fanatico, dopo così tanto tempo di laicismo, la religione è passata in secondordine, almeno per ora, senza essere estirpata dai cuori della gente. Lalfabetizzazione capillare sovietica ha fatto molto; il futuro di questi paesi però è un enigma. Un altro settore interessante del mercato è dedicato agli animali vivi: il mondo degli uomini. Le contrattazioni hanno un gusto atavico; scrutano gli animali da tutti i lati, quando laffare è concluso prendono le mani dellacquirente e le chiudono tra le loro come per siglare un patto: un rito commovente.

Equesta la vita vissuta della gente di Ashgabat, quella che apprezziamo di più. (Testi e foto di Gabriella Pittari)

 

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