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Perù, le Ande di Cruz del Condor

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Le Ande di Cruz del Condor

dove volteggiano gli enormi rapaci

Per raggiungerli si percorre una strada zigzagando tra montagne a dir poco fantastiche, sotto uno strapiombo impressionante.

aforismi peru condor 3Per spedire questa cartolina dobbiamo prima attraversare le Ande, un’impresa eccezionale dal punto di vista panoramico, e deviare verso il Colca Canyon, per veder volteggiare questi enormi rapaci. Lasciamo Sillustani attraversando una natura cangiante di colori minerali, ricchi di striature. Viene da pensare ai minatori che “si lasciano vivere” in antri pericolosi e bui, per poi morire per un salario appena sufficiente alla sopravvivenza; tutto questo per procurare oro e argento ed altri preziosi, allo sfizio o alle necessità di tanti altri che a loro non penseranno mai. Assorta in questi pensieri perdo la cognizione del tempo, la strada sembra infinita, il paesaggio montano è brullo, solo s’aggirano piccoli branchi di lama e alpaca femmine, sorvegliate a vista dall’unico maschio. Cime imponenti ci circondano, ci si sente senza via d’uscita, se non fosse che la strada taglia quegli orizzonti puntuti, e si dirige verso altri ancora più vasti. Fuori del bus deve fare davvero freddo; si continua a salire. Improvvisamente comincia a nevicare fitto, fitto, l’aria si condensa in una nebbia vagante che insegue gli umori delle nuvole. E’ ormai buio, quando s’arriva al lodge dove si passerà la notte. Con la luce del giorno tutto è diverso: c’è il sole, il logde è in una posizione spettacolare in fondo alla valle e ai bordi di un canyon che appare profondissimo. L’aria è frizzante e profumata, è l’alba: i condor ci aspettano nei loro nascondigli. Per raggiungerli si percorre una strada zigzagando tra montagne a dir poco fantastiche, sotto uno strapiombo impressionante. Si vedono campi coltivati che disegnano un incredibile numero di terrazzamenti sulle montagne in rocambolesche posizioni, il lavoro secolare di generazioni e generazioni di andini, la terra ha diverse sfumature di colore formando tavolozze naturali di acerba bellezza. Arrivati alla Cruz del Condor, credevamo di essere i primi, invece tanti sono già appostati,aforismi peru condor 2 cineprese e macchine fotografiche alla mano, per immortalare il volo dei condor. L’emozione è grande, quando dalle rocce sottostanti a picco sul fiume Colca, cominciano a volteggiare un condor, due condor, in una danza circolare: si esibiscono i padroni del cielo. Appaiono e scompaiono come danzatori che sembrano seguire una musica a noi ignota. L’apertura alare è impressionante, tre metri, la testa sembra piccola, si nota di più il collare bianco: il bianco e il nero li rendono assoluti. Cominciano a formare nell’aria cerchi di morte, in cui sembrano stringere le vittime del loro prossimo pasto: ammiriamo l’imponenza di quelle ali distese abbandonate nel vento. Questo spettacolo attira e sconvolge: questi enormi sparvieri che s’aggirano su uno sfondo di monti spruzzati di neve, appena velati di rosa. Quando lasciamo il punto d’osservazione, é anche per noi ora di colazione. Loro, i condor, si alzano molto presto quando l’aria è fresca, quando fa calda smettono di volteggiare. Il viaggio continua, l’altipiano supera i 4000 m, a 4800 con il respiro affaticato, c’affacciamo al “mirador de los vulcanes”. Il Misti è sempre in bella mostra, il suo perfetto cono c’accompagna per tutto il tragitto, mostrando ogni volta angolazioni diverse e varianti di sfumature rosa violacee. Dove ieri nevicava, oggi grandina violentemente, così fitto che sembra neve. Pensiamo quasi di entrare in un luogo surreale. Man mano che la strada scende, la natura si placa, il paesaggio si distende, pur conservando un grandioso sfondo di montagne. L’altipiano è desertico, si materializzano giganteschi cactus disseminati nella vallata color sabbia, spruzzata di cespugli verdi: si attraversa una zona d’acquitrini. In queste pozze d’acqua dalle sfumature incredibili azzurre e verdi, sguazzano animali acquatici: anatre, ibis neri, che si fanno spazio tra macchie di bassi cespugli, grandi cuscini di un verde intenso. Il bus scorre attraverso questi spettacoli unici. Splendidi pinnacoli alti 12 m si alzano per esibire la loro presenza, sono le puya, una rara pianta, lontana parente dell’ananas, studiata dal naturalista Antonio Raimondi, ne porta il nome nella sua versione scientifica: Puya Raimondii, per i locali è aforismi peru condorsemplicemente la titanca. Riappaiono le vigogne e i lama, che mettono tenerezza, si nota la morbidezza del manto, ci sembrano intirizziti, l’aria è gelida, nonostante il sole. La luce è intensa e contrastata, presto comincia la vera discesa: si scende, si scende; la strada si fa tortuosa, i colori sono solo le sfumature di quella stessa tavolozza rosa e azzurra che ci siamo portati dietro dalla valle dei condor. Quando cominciamo ad intorpidirci in una certa monotonia, all’improvviso, dal fondo valle, s’impone un verde sfacciato: sono i campi coltivati, la violenta presenza dell’uomo. L’apparizione coinvolge. Si continua a scendere, infine raggiungiamo quota 2335 m: entriamo in Arequipa. Qui ci riposeremo dello choc procurato da una simile traversata: troppa bellezza ci ha fiaccati. Domani è un altro giorno.

“Solo il sole può vedere la schiena del condor

la sua testa calva, il collo rugoso.

Solo il sole conosce la sua solitudine…” (Feullet-Palma)

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